Rompiamo il buio

Dopo settimane di silenzio, all’improvviso la vicenda Regeni esplode nuovamente nelle cronache italiane con una serie di elementi che tracciano nuovi scenari, con nuovi attori che si muovono fra faide governative e opposizione.
Bugie, trame, reticenze sono l’unica costante nella vicenda di Giulio.

Ferme restando le responsabilità inalienabili del regime egiziano nel sequestro e nel martirio di Giulio (e non manchiamo mai di ricordare tutte le altre vittime delle sparizioni forzate – e forse saremmo ancora in tempo a salvare la vita di alcuni di loro), in queste ore ciò che sorprende è il rifiuto di Maha Abdelrahman, la docente di Cambridge referente delle ricerche di Giulio, di rispondere alle domande degli inquirenti italiani. Questo è ciò che le cronache riportano: “Le ricerche di Giulio sono segrete”. Cambridge, la fabbrica dei Nobel, università ambita da studenti di tutto il mondo, alza un muro di gomma al pari degli egiziani e rifiuta di collaborare.
Prudenza per evitare di compromettersi ed esporsi a risarcimenti? Tutela degli studenti fuori nel mondo per conto dell’ateneo?

Non lo sappiamo al momento, il comportamento di Maha Abdelrahman, (che è una oppositrice politica di Al Sisi) fin dal rapimento di Giulio è stato improntato su un registro non facilmente decifrabile.

Resta questo rifiuto, espresso in via ufficiale, nel giorno in cui la madre di Giulio, la signora Paola Deffendi, proprio a Cambridge aveva rivolto un accorato appello a vincere l’indifferenza morale, a squarciare il silenzio aiutandoli a cercare la verità.

Forse colpiti nell’immagine, forse per orgoglio o solo per contrastare la crescente indignazione anche dai rettori italiani, un portavoce dell’università londinese si è ora affrettato a criticare i media italiani che a suo dire hanno  riportato notizie infondate  perché  a Cambridge “Rimaniamo aperti e impegnati a lavorare con le autorità italiane al fine di far emergere la verità per Giulio Regeni e per la sua famiglia”.

Speriamo sia un passo verso la verità, anche per sapere chi ha avuto contatti con gli aguzzini di Giulio in quei nove giorni di agonia, per sapere se  quanto si doveva e poteva è stato fatto per scongiurarne la morte.

Non è sola la famiglia Regeni. Al loro fianco hanno l’Italia intera, quella che non va sui giornali, ma che ogni giorno dalla piccola città alla metropoli, dal teatro di provincia a Cannes, dal campetto di calcio all’Olimpico, mette in mostra la voglia di sapere, la solidarietà. Noi continueremo questa battaglia e sappiamo che Paola, la mamma di Giulio,  vincerà. Come ha vinto proprio ieri Ilaria Cucchi, dopo anni, in un’aula di Tribunale dove la tortura e la morte di suo fratello Stefano forse troveranno finalmente giustizia.

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