Cambridge, la Procura e i media

Sarà questa cappa di caldo africano, la sabbia che piove dal cielo. questo vento malsano, ma sono ore di grande sconcerto nel leggere le notizie.
In un vorticoso susseguirsi di rivelazioni, eventi e smentite, la vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore friulano ucciso dopo barbara tortura al Cairo, assume contorni via via più intrigati e incredibili.

La scorsa settimana i signori Paola e Claudio Regeni, hanno preso parte ad una commemorazione in ricordo di Giulio, a Cambridge, università per la quale loro figlio era ricercatore attivo in Egitto.
L’accorato appello della mamma, l’invito a rompere il silenzio, a ridare dignità ai diritti umani calpestati, parole forti e decise pronunciate nell’ateneo più prestigioso del mondo. Mentre ancora una volta commentavamo il calvario dei Regeni, siamo stati investiti da una notizia assurda: gli inquirenti italiani nelle stesse ore avevano ricevuto il rifiuto a collaborare da parte dei docenti di Cambridge. Moltissimo si è scritto su tale rifiuto: perdita di autorità morale, bieco opportunismo giuridico per evitare richieste risarcitorie, strumentalizzazione dei ricercatori per fini politici o peggio ancora spionistici. In tale ridda di ipotesi, a malapena si faceva spazio la smentita di un portavoce di Cambridge che accusava i media italiani di aver diffuso una notizia falsa.

Quindi all’improvviso è cambiato lo scenario. Distolta l’attenzione dall’Egitto, parte l’assalto mediatico contro Cambridge: i cattivi diventano gli inglesi e quasi non si nomina più al-Sisi.
In verità a nominare il dittatore egiziano restano in pochi, Amnesty e la Rete per il Disarmo per esempio, che forniscono dati impressionanti sulla vendita di armi e software spionaggio da parte dell’Italia all’Egitto. Mai stato così florido il commercio con il Paese africano da quando è scoppiata la vicenda Regeni.

Ma c’è chi fa le domande scomode. Come la Signora Paola Deffendi Regeni che davanti la sottocommissione per i Diritti dell’Uomo all’Europarlamento, ha chiesto espressamente: – fra l’altro – ma l’Egitto è ancora un Paese amico?

La mamma di Giulio ha ricevuto il pieno appoggio dal presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che ha scritto: “I responsabili dell’atroce omicidio di Giulio devono essere trovati e consegnati alla giustizia, chiunque essi siano e ovunque si trovino”. Un impegno solenne, insieme a quello dei molti deputati che ieri hanno affollato l’audizione.

Mentre il Parlamento Europeo si è espresso, aspettiamo di sapere quale sarà il destino di una proposta di legge della Sinistra Italiana, per l’istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sulla vicenda. La Commissione, composta da 20 parlamentari, avrà pieni poteri per accedere agli atti in Italia e all’estero, per l’escussione di testimoni e richiesta documenti.
Dall’atteggiamento del Parlamento rispetto a tale proposta, capiremo la volontà del Paese di conoscere la verità perché i passi del governo sono talmente esitanti che lasciano qualche dubbio. Infatti, il premier Matteo Renzi, intervistato ieri circa la vicenda, in evidente imbarazzo non ha trovato di meglio da dire che: “chiederò al ministro Gentiloni lo stato dell’arte e poi chiamerò la famiglia Regeni”. Quindi, mentre per 48 ore la stampa italiana parlava della vicenda Cambridge, mentre in tutta Italia, da nord a sud, si moltiplicano le iniziative a sostegno della verità per Giulio, mentre anche nel più piccolo dei Comuni vengono esposti striscioni, il nostro presidente del consiglio non sa come stanno le cose.

Però lo sanno alcuni parlamentari italiani evidentemente, che cavalcando le notizie sui giornali, sui social, dopo 4 mesi di silenzio, hanno individuato in Cambridge i colpevoli della morte di Giulio. Stranamente all’improvviso, appena cambiata la scena investigativa, la vicenda di Giulio ha iniziato ad appassionare molti.

Peccato che per i molti sia giunta la doccia fredda: c’è chi fa del giornalismo investigativo serio in Italia, come quelli di Valigia Blu. Non si sono accontentati di rilanciare agenzie di stampa, hanno fatto la cosa più semplice: chiesto direttamente a Cambridge. Sorpresa: “L’Università di Cambridge non si è mai rifiutata di collaborare con le autorità italiane e continua ad usare tutti i mezzi possibili per scoprire la verità sul brutale omicidio di Giulio Regeni. L’Università è pronta a rispondere rapidamente a qualsiasi richiesta proveniente dalle autorità italiane. Qualsiasi altra informazione a riguardo è dolorosa sia per la famiglia che per gli amici di Giulio e non aiuta a capire chi abbia commesso il brutale e insensato omicidio di uno dei nostri amati dottorandi”.

Quindi l’Università di Cambridge non ha ricevuto alcuna richiesta di informazioni da parte di pubblici ministeri italiani.
Quindi da giorni si parla e si discute di una notizia infondata e in quanto tale immediatamente ed inutilmente smentita.

Arriva la smentita di Cambridge, arriva una laconica nota della Procura (sempre sollecitata da Valigia Blu) ma nonostante ciò addirittura un sottosegretario agli Affari esteri, Mario Giro, lancia strali via twitter all’indirizzo delll’ateneo, guadagnando una pagina sul The Guardian che parla di “Attacco del governo Renzi a Cambridge”. A chi giova questa confusione? Come è stato possibile che per giorni una notizia infondata abbia riempito le pagine dei giornali? E soprattutto perché tanta veemenza non è stata usata contro il regime di al-Sisi?

In tutto questo la posizione del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni rimane statica: “Il governo ha richiamato l’ambasciatore italiano circa due mesi fa e questa decisione non è cambiata. E’ una decisione a termine, ma è una iniziativa molto seria che non mi pare abbia molti precedenti”, ha spiegato il ministro. “Per ora stiamo a quella decisione. Valuteremo l’andamento della collaborazione e decideremo l’atteggiamento sulla base degli accertamenti della procura”. Nessuna pressione politica e diplomatica come richiesto vanamente dalla famiglia Regeni e dalle migliaia di cittadini che sostengono la loro battaglia per la verità e la giustizia, nessuno scatto di dignità nazionale per puntare il dito verso al-Sisi, uno spietato dittatore che continuiamo a considerare un alleato. Nemmeno la prudenza di indicare l’Egitto come un Paese non sicuro. Niente.

Privilegiare i rapporti commerciali a discapito dei diritti umani, armare la mano di un regime dittatoriale, coprirsi occhi e orecchie di fronte a migliaia di giovani privati della libertà e barbaramente uccisi come Giulio, è pericoloso ed è immorale.

Ciò che Renzi dovrebbe ben tenere a mente è che la Storia si fa con parole e azioni coraggiose, non facendo interessi di bottega. Ha l’occasione per cambiare la vita di migliaia di persone che guardano all’Italia come speranza per avere giustizia, la colga. O di lui e l’Egitto rimarrà solo la foto di un imbarazzante abbraccio con al-Sisi.

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