L’apparente svolta egiziana sul caso Regeni

di Alessandro Sahebi*

al Sisi Egitto Regeni

Continua l’imbarazzante atteggiamento delle autorità egiziane sul caso Regeni che con un goffo arresto dal valore esclusivamente simbolico ha cercato di riparare ai danni di questi mesi di omertà e bugie. Citando fonti politiche da Il Cairo, il media arabo e anglofono Al-Araby Al-Jadeed (The New Arab, “Egypt ‘preparing to implicate’ police official for Regeni murder”) scrive che un alto funzionario comparirà di fronte ad una corte giudiziaria per rispondere delle torture e dell’omicidio del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni. L’intento delle istituzioni egiziane sembra quello di voler apporre una pietra sopra la vergognosa fine di Giulio in modo da “chiudere questo caso” quanto prima possibile.
L’apparente svolta avviene in seguito al vertice del G20 svoltosi i primi di settembre in Cina nel quale molti leader mondiali, Angela Merkel in primis, hanno espresso preoccupazione per i rapporti Egitto-Europa, definiti “a rischio” qualora non si giungesse alla definitiva verità e alla individuazione e condanna dei colpevoli.

La goffa risposta egiziana è arrivata dunque pochi giorni dopo, con un sacrificio che nasconde freddi interessi di politica estera e che allontana ulteriormente questa vicenda dalla verità.

È evidente infatti che l’Egitto di al-Sisi stia cercando un appiglio per ristabilire i rapporti con l’Occidente e questa mossa, sempre secondo The New Arab, porterà sviluppi anche con l’Italia.

Secondo La Stampa il nome del capro espiatorio sarebbe potuto essere quello del capo della polizia di Giza, Khaled Shalaby ma non essendoci conferme, scrive il media arabo, probabilmente si tratterà di un generale in pensione, sicuramente non una figura che terremoti il già fragile sistema egiziano.

È nostro dovere, sia come esseri umani che come cittadini italiani, far sapere alle istituzioni che mai ci accontenteremo di versioni di facciata né anteporremo la ragion di Stato alla verità. Come spesso abbiamo ripetuto al posto di Giulio Regeni ci poteva essere ognuno di noi e la legittimazione di pratiche criminali non può essere coperta e ignorata dal nostro Paese, che ne diverrebbe complice.

La verità si allontana ma cresce il desiderio di rincorrerla. Il blog collettivo Giulio Siamo Noi continua nel suo percorso di sensibilizzazione, puoi aiutarci. Condividi sui social network questo articolo e consiglialo agli amici. Una maggiore conoscenza della vicenda metterà pressioni politiche alle nostre istituzioni: accettare in silenzio si traduce in omertà.

* Alessandro Sahebi (@ideologorroico)

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