Come nasce un terrorista

terrorista-postL’Europa ha chiesto ad Al Sisi, il generale che dal 2013 si è insediato al potere in Egitto dopo la deposizione di Mohamed Morsi della Fratellanza Musulmana, di porre un argine alle partenze dei migranti dalle coste egiziane.
Sulla falsariga dell’accordo stipulato con Erdogan, il presidente turco, la UE verserà all’Egitto un miliardo di euro per evitare partenze (soprattutto quelle disastrose come ha rivelato il naufragio dei giorni scorsi con la morte di centinaia di migranti).
Dopo la chiusura della rotta balcanica, infatti, l’Egitto è diventato il passaggio obbligato per i giovani africani che vogliono raggiungere l’Occidente. A questi si uniscono ormai anche i profughi siriani e numerosi giovani egiziani in fuga.
Le fallimentari politiche economiche e sociali di Al Sisi, la paranoia di regime che ha azzerato praticamente diritti civili, associazioni e stampa libera, hanno portato l’Egitto sull’orlo del baratro (la proposta di ieri di Al Sisi: una sorta di  contributo volontario dei cittadini allo Stato) nonostante il fiume di soldi versato dall’Arabia Saudita e Stati Uniti.
Nei piani dell’Occidente Al Sisi avrebbe dovuto garantire un Paese lontano dalla radicalizzazione, uno sbarramento all’avanzata dell’Isis nella regione e un fedele alleato comodo anche per Israele.
Si calcola invece che in due anni almeno 5.000 giovani egiziani si siano arruolati nell’Isis o in altre frange dell’estremismo islamico. Molti di loro avevano raccolto l’invito del deposto presidente Morsi a combattere la jihad contro il presidente siriano Assad, mentre altri hanno scelto la via dell’espatrio e della guerriglia per paura della repressione interna egiziana.
Nell’annunciare ieri il giro di vite contro i migranti (il testo della legge potrebbe essere noto fra pochissimo), il generale egiziano si è rivolto ai giovani del suo Paese: restate, l’Egitto ha bisogno di voi.
I giovani, quella moltitudine che con grande coraggio riuscì a deporre Moubarak con l’insurrezione del famoso 25 gennaio 2011 a Piazza Tahir, sono coloro che pagano duramente quella rivolta. Ogni universitario è visto ormai come un nemico per la  sicurezza nazionale, come qualcuno capace di aggregare, sobillare, argomentare e portare ad una nuova rivolta.
È questo ciò che spaventa di più i regimi che sono per natura paranoici, impossibilitati a  tollerare aggregazione ed organizzazione sociale.
Giulio Regeni per il regime egiziano era una minaccia. Uno studente straniero che parlava di libertà e giustizia sociale, che incontrava gli ambulanti (detonatori della rivolta di Piazza Tahir), che si muoveva in quel Paese che amava studiando e cercando soluzioni. È paradigmatico che la scomparsa di Giulio sia avvenuta proprio il 25 gennaio. Quella data che per Al Sisi ha rappresentato un inizio e che ora teme diventi la sua fine.
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