Muri, frontiere e un mare di verità non dette

di Andrea Ferraretto*

muri-regeni

Sono otto mesi da quando è giunta la notizia della morte di Giulio Regeni. Una notizia senza verità, coperta da omertà e omissioni, dove l’ipocrisia diventa la regola.

Nel frattempo l’Europa sta diventando sempre più il luogo dell’indifferenza e del girarsi dall’altra parte, del non voglio vedere né sapere: il muro ungherese di Orban, il muro di Calais, pagato e voluto dalla Gran Bretagna della Brexit, il dramma delle frontiere chiuse a Ventimiglia e a Como, il silenzio sulle tragedie in Grecia.

Le date, sul calendario, determinano coincidenze che devono servire a far riflettere: oggi sono otto mesi dalla scomparsa di Giulio e sono tre anni dalla strage di Lampedusa. Siamo completamente immersi in questa crisi che non è fatta di numeri ma di vite umane e di disperazione, di assenza di futuro.

Vogliono imporre una realtà che non è possibile accettare: una realtà fatta di violenza ed egoismo, con la negazione di principi e diritti, con i muri e il filo spinato che chiudono l’idea stessa di convivenza e solidarietà.

Quei muri sono la dimostrazione della volontà di chi non vuole la verità, le parole contano e sentire ragionamenti sull’omogeneità razziale e culturale devono far preoccupare, molto sul serio.

Manca la capacità di reagire a questa corrente xenofoba, che vuol chiudere le menti e i confini: manca la passione e la voglia di riflettere e di ragionare di chi, come Giulio Regeni, ci metteva la faccia continuava a credere nei propri ideali di libertà e di giustizia.

* Andrea Ferraretto – @andreacritico

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