Un’app contro i sequestri in Egitto

di Alessandro Sahebi *

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Un rapporto di Amnesty International a luglio ha affermato che in Egitto, ogni singolo giorno, tre persone spariscono. Secondo l’agenzia non governativa è in atto una brutale ondata persecutoria nei confronti di tutti gli oppositori non violenti al regime egiziano. Sotto la lente l’NSA, la forza operativa che a Il Cairo si occupa di intelligence, che con vere e proprie irruzioni di agenti armati entra nelle abitazioni e preleva, anche per mesi, gli oppositori di Al Sisi.

La morte di Regeni non è quindi un problema isolato né confinato nel passato: come Giulio, in Egitto, si continua a morire. La verità non riporterà in vita nessuno ma permetterà di assicurare che ai colpevoli venga in futuro impedito di ripetere le stesse atrocità.

Nel frattempo chi resiste si organizza: contro gli abusi dello Stato è attiva I Protect, una app che simulando di essere un semplice calcolatore permette di inviare la propria posizione al momento dell’arresto e informare i propri contatti dell’avvenuto sequestro. Un messaggio aggiuntivo va alla Egyptian Commission for Rights and Freedoms (ECRF), che è la promotrice di questa iniziativa.

Aldilà della curiosa notizia è evidente il meccanismo di domanda-offerta che si è innescato in Egitto: la percezione generalizzata di insicurezza per l’incolumità degli attivisti democratici ha prodotto le necessità di auto-tutela e organizzazione di difesa dallo Stato.
La drammatica situazione egiziana è specchio di un nord-Africa in rapido mutamento (la vittoria dei partiti islamisti in Marocco ne è l’ennesima prova) verso una deriva autoritaria e anti-laica con cui l’occidente dovrà fare i conti.

Garantire il diritto di opposizione democratica e punire i responsabili delle infrazioni non è solo un affare egiziano ma internazionale per evitare altri Giulio Regeni e un consolidamento di pratiche disumane nel resto del mondo.

Il Governo italiano e la comunità internazionale hanno dunque il dovere di intervenire per avere da Al Sisi la verità, senza omissioni né depistaggi. È anche una questione di pura credibilità della democrazia.

* Alessandro Sahebi – (@ideologorroico)

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