Il corpo di Giulio

di Anna Mallamo *

Il corpo di Giulio Regeni è grande, immenso. Sovrasta le terre, unisce i mari, travalica i monti. Possiamo vederlo se appena ci affacciamo: da qui, sullo Stretto, si stende per chilometri e chilometri, arriva in fondo al Mediterraneo, tocca tutte le spiagge, i porti, i golfi. I polsi, il collo, le articolazioni, i capelli. Le montagne, i colli, le alture. Le orecchie, le spalle, la barba. I treni, gli aerei, le navi.
E’ un corpo collettivo, ce ne tocca un pezzo ciascuno: portiamo tutti un frammento di Giulio Regeni. I ragazzi che partono ogni giorno, e imparano altre lingue, e allargano i confini di quello che conoscono, del Paese che chiamano Paese, o Europa, o Mondo. I ragazzi sono Giulio Regeni che studiava, e si occupava di sindacato e lavoro e tutele e politica. I ragazzi – il nostro corpo collettivo più grande, bello, importante – sono Giulio Regeni che viaggiava, e voleva capire e dare il suo contributo, in tutte le lingue possibili, facendo domande e incontrando persone, per scoprire questa cosa così misteriosa e palese: siamo sempre persone, dentro e dietro gli Stati, le ideologie, le religioni, gli assetti, i regimi. Siamo sempre un corpo solo e cento milioni di corpi. E studiare i sindacati indipendenti d’Egitto dopo la rivoluzione è come studiare il movimento delle particelle subatomiche, o le nanotecnologie, o i mercati o il diritto internazionale o l’etica: servono al nostro corpo collettivo, così declinato in lingue e Stati e stadi diversi, così differente, così identico. Giulio che studiava come fare a trovare le cose identiche – che ci salvano – in questo mondo di differenze, e trovare le cose diverse – che ci arricchiscono – in questo mondo uniforme, così ingiusto, così violento.

Il corpo di Giulio Regeni ogni madre lo ha sentito, come si sentono i corpi dei figli: anche lontani chilometri, anche immersi nel frastuono del mondo, anche inimmaginabili ai confini di ogni cosa conosciuta, persi in loro traiettorie di cui noi madri non sappiamo nulla. Ogni madre lo sente come una ferita insanabile, uno strappo, una lacerazione che non si ricuce, e da cui il sangue non smette di sgorgare.

Il corpo di Giulio Regeni volevano cancellarlo, col fuoco e col dolore. Lo avevano scaricato al bordo di una strada, pensando che fosse finito, annichilito, combusto, sfigurato. “Solo la punta del naso” sembrava la sua: ché non erano proprio riusciti a cancellarlo tutto, a farlo evaporare, a farlo scomparire, come fanno sempre. Non sapevano cosa sarebbe accaduto, con quel corpo. Quel corpo indomabile, infinito, inarrestabile.

Il corpo di Giulio Regeni, così vasto ed enorme, cresce un poco ogni giorno. E’ un coro, una marea, una risacca che non si quieta mai. E’ un vento, una marcia, una bandiera gialla ad ogni finestra, uno striscione in tutte le piazze. E’ una parola pronunciata da tutti, nello stesso momento. Il corpo di Giulio Regeni non finisce. Il corpo di Giulio Regeni siamo noi.

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* Anna Mallamo – @manginobrioches
giornalista alla Gazzetta del Sud, vive a Messina e molto attiva sui social.
Il suo blog è manginobrioches.wordpress.com

Illustrazione di Gianluca Costantini – @channeldraw
Artista | Attivista e Graphic Journalism in Italia per @Internazionale@pagina_99@La_Lettura – in Francia per @courrierinter – in Turchia @lemandergisi

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