Il coraggio di chiedere verità per Giulio

di Antonella Napoli*

Il coraggio di chiedere verità e giustizia per Giulio senza dimenticare gli altri desaparecidos d’Egitto

Nei giorni scorsi si è parlato molto, come non capitava da settimane, di Giulio e della campagna “Verità per Giulio Regeni”. La decisione del comune di Trieste di togliere dalla facciata del Palazzo di Città lo striscione che ha contraddistinto sin dall’inizio l’impegno della mobilitazione guidata da Amnesty Italia, e fortemente sostenuta dai genitori del ricercatore italiano ucciso in Egitto, ha animato un dibattito pubblico e mediatico che ha rinfrescato la memoria di quanti, troppo presto, avevano archiviato la tragica fine del nostro giovane connazionale. Senza porsi più domande.

rimozione-striscione

Mai come in questi giorni ho provato profonda vergogna e ho avvertito forte l’esigenza di chiedere scusa a Paola e Claudio.
Non come giornalista e operatore della comunicazione, ma come italiana che non si riconosce in una parte del Paese che non ha il coraggio di battersi, fino in fondo, per la giustizia e la verità su quanto avvenuto a un proprio figlio, un giovane brillante, che rappresentava l’eccellenza dei valori e delle capacità della migliore Italia.

Ancora una volta un certo mondo politico ha preferito mostrare ai propri cittadini il lato peggiore di sé.
Anche la morte di un ragazzo è diventata teatro di scontro, divisioni, accuse e tentativi di guadagnare visibilità con azioni e dichiarazioni che hanno prodotto unicamente l’effetto di aumentare il dolore di una famiglia che chiede semplicemente, testardamente e giustamente di sapere cosa è avvenuto al proprio figlio, fratello, nipote.
Questo è solamente l’ultimo frutto malato di un clima da continua campagna elettorale n cui spesso chi governa si preoccupa di cancellare quello che è stato fatto dai propri predecessori e chi sta all’opposizione guarda con sospetto e diffidenza ad avversari che non sono più interlocutori con cui dialogare, ma nemici da abbattere. E così la politica di ogni colore si allontana dal buonsenso e perde credibilità.

Eppure amici, colleghi, tanti triestini sui social hanno manifestato la vicinanza alla famiglia Regeni, ribadendo che il ricordo di Giulio, l’indignazione per ciò che gli è accaduto e la richiesta di giustizia, sono forti e radicati. E non hanno colore politico.
Cancellare un segno di vicinanza a una battaglia giusta, e non si tratta solo della rimozione di uno striscione, è un po’ come voltare le spalle alle esigenze di verità.
Certo siamo tutti consapevoli che per risolvere i misteri legati alla morte di Giulio serve ben altro, per questo da quando è stato rinvenuto il corpo martoriato del giovane di Fiumicello, con evidenti segni di torture, ho avvertito come un dovere dare il mio contributo, attraverso i miei articoli, affinché le responsabilità dell’Egitto fossero evidenti a tutti.

Da subito ho scritto che le torture subite da Giulio Regeni, la sua fine atroce, segnavano profondamente ognuno di noi e che bisognava essere risoluti nel chiedere giustizia, chiarezza sulla sua morte e sul movente che l’aveva determinata.
Ma allo stesso tempo e per rispetto di Giulio e del suo impegno in Egitto, la sua azione di denuncia delle violazioni continue nei confronti della popolazione egiziana, ho voluto allora come oggi ricordare tutti gli altri ‘Giulio’ d’Egitto che non conosciamo o di cui non sapremo mai nulla. E continuerò a farlo. Sempre.

*Antonella Napoli – @AntonellaNapoli
giornalista e attivista per i diritti umani. Scrive per @limesonline, @repubblicait e @huffpostitalia. Presidente di @Italians4Darfur

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