Paola Regeni scelta da Repubblica come donna dell’anno

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di Outis*

Essere una categoria, esistere come individuo nei confini di un’identità di genere, vuol dire essere carne e sangue e pelle e lacrime che si fanno racconto, descrizione fisica e tangibile del momento incui si è.
Essere una donna, allora, non può in nessun caso venire considerato come una condizione statica, in cui vi siano caratteristiche stabili e sempre uguali a se stesse. Si esiste, come donna, in un determinato momento, in un attimo di storia che ci racconterà a chi verrà dopo e che può ispirare chi in quell’istante si trova con noi.

In questo senso, il fatto che Paola Regeni sia stata scelta da Repubblica come donna dell’anno, come figura che rappresenta il mondo femminile nell’anno 2016, è un segnale forte e complesso. Perché, naturalmente, Paola Regeni È Giulio Regeni, è il martirio di suo figlio e il grido di vendetta che si è levato dalle carni di un innocente, è il dolore, la lotta, l’ostinazione, l’ostinazione e la costanza e l’equilibrio nel dolore che davvero si augurerebbero a tutti come fede laica, come memoria collettiva di questo anno che si chiude.

Paola Regeni è la giustizia senza ferocia e la persistenza misurata ma irriducibile della memoria di un messaggio di libertà che è stato calpestato ma non distrutto. In questo senso, Paola Regeni è una madre, è la madre di tutte le pietà che piangono nelle chiese e nelle zone di guerra, è tutte le madri che ogni giorno sperimentano l’orrore di sopravvivere ai propri figli. Ed è bello e giusto e appena un po’ consolante sapere che noi, malgrado tutto, almeno di queste madri riusciamo ancora a ricordarci. Però Paola Regeni non è solo questo. Perché Paola Regeni è anche la madre di Giulio dopo la morte di Giulio.

Nei giorni, nelle settimane, nei mesi successivi, istante dopo istante, quando la macchina della morbosità mediatica non ha avuto più nulla da domandare alla sofferenza di questo giovane ricercatore strappato a tutto e a tutti in maniera bestiale e immotivata. Paola Regeni è anche la lotta in solitaria, gli striscioni messi e poi levati perché Giulio ha fatto il suo tempo, un blog scritto e sofferto in prima persona, le foto di Giulio, il computer acceso a tarda notte, quando è meglio qualsiasi cosa piuttosto che immaginare, il pensiero costante che di Giulio ce ne sono altri, ce ne saranno altri.

Paola Regeni è anche questo. La donna dell’anno 2016 è una donna sola. Crudelmente, inspiegabilmente sola. Una donna che si ritrova da sola quando meno dovrebbe esserlo. Una donna, come tante altre donne italiane che oggi leggeranno di lei nelle pagine di Repubblica, che si è trovata a dover lottare contro la violenza cieca e l’indifferenza di chi ha altro a cui pensare e di tutti quelli che non vogliono vedere.

Perché Paola Regeni viene scelta da Repubblica arriva a quasi un anno dalla morte di Giulio, un anno che è stato – inutile nasconderlo – un anno duro, durissimo, poiché molto si è fatto perché Giulio venisse dimenticato, perché Paola tacesse, perché l’orrore e il dolore si spostassero appena un poco più in là,appena fuori dal nostro campo visivo, là dove è più facile far finta che nulla sia successo.

E allora che Paola Regeni sia la donna scelta da Repubblica per l’anno 2016 è un segnale che riempie molti di soddisfazione, ma è anche una scelta politica, una presa di posizione forte contro l’abuso e il tentativo di mettere a tacere le voci che chiedono giustizia e che rende da oggi un po’ più difficile per tutti dimenticare Giulio.

Ma sarebbe giusto (e a Paola Regeni questo si deve, questo dobbiamo tutti: giustizia) che insieme con la sua lotta, insieme con la morte di Giulio, noi ricordassimo i giorni di Paola dopo Giulio, tutti i giorni trascorsi dalla morte del figlio, quando da sola ha levato la voce in un silenzio raggelante, quando ha scelto di non essere solo una madre ma anche  una coscienza e un esempio.

Ecco, allora forse è così che dovremmo ricordare la donna dell’anno 2016 secondo Repubblica: una donna sola, ferita ma lucida, lucida di una lucidità morale che è proprio forse quello di cui hanno disperatamente bisogno in questo momento le nostre esistenze.

Suffering is one very long moment, scrive Wilde nella prigione di Reading, e verrebbe da augurarsi che la sofferenza, il dolore dignitoso e incapace di rassegnazione di Paola Regeni divenisse il nostro very long moment, il momento collettivo di questi anni, una sofferenza non divisibile in istanti o stagioni, una percezione comune e perdurante di quanto di atroce si sta producendo nella cultura occidentale moderna, un monito alla memoria pubblica che sembra avviata ad una sorta di cancellazione ciclica ed autoassolutoria.

La speranza è che Paola Regeni possa rappresentare l’inizio di un’inversione di tendenza nel sentire comune, che la donna dell’anno 2016, questa donna, sia una donna che non dimentica e non cede, una donna capace di costruire, nel nulla nel sangue nel silenzio, significato.

*Outis in libreria con Ritorna – Robin Edizioni – Biblioteca del Vascello

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